Nota stampa
L’annullamento del Pulse of Gaia, nato dall’esperienza dell’originario Hellwatt Festival, è senza dubbio una battuta d’arresto significativa: per gli organizzatori, per il pubblico, per le attività economiche coinvolte e, soprattutto, per l’immagine della città, della RCF Arena e di una delle infrastrutture più ambiziose realizzate negli ultimi anni a Reggio Emilia. In sintesi, un danno d’immagine e reputazionale evidente.
Sarebbe facile fermarsi alle polemiche di questi giorni: cercare responsabilità, individuare errori, alimentare contrapposizioni. È una discussione che probabilmente proseguirà, ma che non intendo alimentare. Anzi, mi chiedo quale utilità possa avere, ormai.
Credo che oggi serva soprattutto una riflessione diversa. La vera domanda non riguarda solo ciò che è accaduto nelle ultime settimane, ma ciò che vogliamo che la RCF Arena diventi nei prossimi dieci anni.
Quando questo progetto nacque, l’obiettivo era chiaro e ambizioso: fare di Reggio Emilia una capitale europea della musica, realizzando una struttura unica nel panorama nazionale e internazionale, capace di attrarre grandi eventi e generare opportunità economiche, culturali e turistiche per tutto il territorio. Quella visione resta valida oggi più che mai.
Nel frattempo, il mondo degli eventi è cambiato profondamente. La musica dal vivo è diventata uno degli strumenti più efficaci di valorizzazione territoriale. Città e regioni competono investendo risorse importanti per ospitare concerti, festival e manifestazioni capaci di richiamare decine di migliaia di persone.
Non è un caso che molte amministrazioni stiano investendo in questa direzione. Lo sta facendo la Capitale, che nel 2027 ospiterà un evento già annunciato come unico nel suo genere per i 50 anni di attività di Vasco Rossi e che, da alcuni anni, accoglie numerosi concerti tra Olimpico e Circo Massimo.
Pensiamo anche a Ferrara, che si è affermata come sede di grandi appuntamenti musicali pur senza una struttura permanente dedicata. Imola, dal canto suo, sta affiancando alla vocazione motoristica una programmazione sempre più orientata ai grandi eventi live. Milano si conferma e Torino ha aperto per la prima volta in questa stagione estiva le porte dell’Allianz Stadium. In tutta Italia nascono nuove arene indoor e nuovi spazi pensati per intercettare una domanda in continua crescita.
La competizione è già iniziata.
Proprio per questo Reggio Emilia non può permettersi di considerare la RCF Arena soltanto come il luogo di alcuni grandi concerti all’anno. La sua forza sta nella versatilità.
È una struttura capace di ospitare eventi da centomila persone, ma deve essere pensata anche come uno spazio vivo per diversi mesi all’anno. Lo dimostrano le manifestazioni già presenti nel boulevard e nelle aree circostanti: eventi di musica elettronica come Elrow, appuntamenti popolari e partecipati come la Festa dell’Unità, e iniziative che confermano come il valore di una venue si misuri sempre più nella capacità di accogliere pubblici diversi, format innovativi e proposte differenti.
La sfida del futuro è proprio questa: trasformare la RCF Arena non solo in un luogo, ma in una piattaforma culturale, economica e territoriale.
Per riuscirci serve una nuova fase: una visione condivisa che coinvolga, come chiesto anche dal sindaco, istituzioni, gestore e operatori del mondo musicale. Servono capacità manageriale e organizzativa per programmare, investire e costruire relazioni solide con il sistema delle produzioni musicali e dei grandi eventi.
Un elemento appare evidente: nessuna infrastruttura, per quanto moderna e straordinaria, può crescere senza una rete di relazioni forti e senza la fiducia degli operatori che vivono quel mercato ogni giorno. Per questo il dibattito pubblico e politico di questi giorni è legittimo, ma forse è arrivato anche il momento di abbassare i riflettori, se si vogliono ricostruire le condizioni per tornare attrattivi. Occorre lavorare per recuperare dialogo e collaborazione, affinché la RCF Arena torni a essere percepita come una grande opportunità da chi produce eventi, da chi investe e da chi sceglie dove portare artisti e pubblico.
Le polemiche passano. Le opportunità perse, invece, rischiano di pesare per anni.
Per questo il punto non è limitarsi a discutere di ciò che non ha funzionato, né mettere in secondo piano chi, dall’idea nata nel 2012 dopo il concerto Italia Loves Emilia, ha contribuito a realizzare questo progetto. Senza quel percorso e un investimento economico significativo, oggi non saremmo qui a parlarne. Il punto è decidere se vogliamo che la RCF Arena resti una grande intuizione oppure diventi finalmente ciò che era stata immaginata: uno dei principali poli europei della musica dal vivo e degli eventi.
Le potenzialità ci sono tutte, gli eventi ospitati fino a oggi lo hanno dimostrato. Ora serve la volontà di fare sistema per trasformarle in risultati concreti.
On. Andrea Rossi



