Prevenzione ed educazione, prima che sia troppo tardi

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“Chiedo a tutta la politica di essere unita: prendete provvedimenti all’unanimità, senza destra né sinistra, affinché tragedie come quella di Lorena non accadano più. Lavorate nelle scuole, potenziate i centri antiviolenza e gli strumenti normativi, per prendere provvedimenti affinché non succeda più. Ve lo chiedo con tutto il cuore. E con lei, in fondo a quel cavalcavia, è sepolta la voglia di vivere di una famiglia distrutta”. 

Sono le parole di Franco Isceri, il papà di Lorena. Un padre distrutto dal dolore che, invece di chiedere vendetta, ha rivolto alla politica una richiesta precisa: unirsi e intervenire.

Parole che arrivano al termine di una settimana segnata da femminicidi, violenza e pluriomicidi familiari. Storie diverse tra loro, che non possono essere semplicemente messe sullo stesso piano, ma che ci consegnano una domanda comune: quanto possiamo e dobbiamo fare prima che accada l’irreparabile?

Ho aspettato qualche giorno prima di scrivere della tragedia di Lorena Isceri. Avevo bisogno di riordinare i pensieri. E, soprattutto, credo che davanti a una famiglia distrutta ci sia un tempo del silenzio e del rispetto che viene prima di qualsiasi commento politico.

Ma quello che è accaduto sull’A1, oltre a lasciarci sgomenti, deve essere un momento in cui ci fermiamo e riflettiamo su ciò che è accaduto, soprattutto perché arriva al termine di giorni segnati da altre storie di violenza, di sopraffazione, di solitudine e di fragilità.

Quella di Lorena è una tragedia con una vittima e un carnefice. Ma lascia dietro di sé anche due famiglie distrutte, persone che porteranno per sempre il peso di ciò che è accaduto.

E allora, se non vogliamo che quanto accaduto sia mera cronaca nera, dobbiamo avere il coraggio di parlare di prevenzione. Dobbiamo insegnare prima, non soltanto intervenire dopo: educare al rispetto, alla libertà nelle relazioni, all’affettività, al riconoscimento dei comportamenti violenti e possessivi. La scuola, su questo, può e deve essere uno dei luoghi fondamentali della prevenzione. 

E dobbiamo fare di più anche sul terreno della salute mentale, della solitudine e delle fragilità. Perché prevenire la violenza significa anche costruire una società nella quale chiedere aiuto non sia un segno di debolezza e nella quale nessuno venga lasciato solo davanti alle proprie difficoltà.

E poi servono strumenti concreti per le donne: centri antiviolenza adeguatamente finanziati, reti territoriali che funzionino, luoghi sicuri, sostegno psicologico ed economico per chi decide di uscire da una relazione violenta. Perché dire a una donna “denuncia!” non può essere l’unica risposta che sappiamo dare. Ma, ancor prima, non deve esistere il timore di denunciare, altrimenti abbiamo perso in partenza.

Credo che la politica debba ascoltare le parole di Franco Isceri. Non possiamo limitarci a contare le vittime e a commuoverci ogni volta che una tragedia occupa le prime pagine, ma dobbiamo chiederci cosa possiamo fare prima. E dobbiamo iniziare a dare delle risposte, perché purtroppo il fenomeno non è nuovo.

Non possiamo accettare che il prossimo appello alla politica arrivi ancora una volta dal dolore di un padre che ha appena perso sua figlia.

A Lorena, alla sua famiglia e a tutte le persone che stanno vivendo questo dolore va il nostro pensiero e il nostro rispetto.

A noi resta una responsabilità: fare in modo che non sia vano.

PS. Ci vediamo domenica 13 settembre alle 18.30 a Reggio Emilia alla chiusura della Festa nazionale de l’Unità con Elly Schlein. Un importante momento di comunità per il nostro partito, al temine di una ricca kermesse in cui si sono susseguiti importanti ospiti e personalità politiche che hanno contribuito al dibattito che ci accompagnerà verso le elezioni politiche del 2027. Vi aspetto!

Scrivetemi a info@andrearossipd.it

Alla prossima newsletter.

Andrea Rossi


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