Nota stampa
Si è tenuta sabato 9 maggio a Casalgrande, l’iniziativa pubblica “L’eredità di un sindaco. Mario Piccinini 30 anni dopo” per ricordare Mario Piccinini, compianto sindaco di Casalgrande a trent’anni dalla sua scomparsa.
All’iniziativa, promossa dalla Fondazione Berlinguer e dal Partito Democratico di Casalgrande, ha visto la partecipazione di più di 150 persone che hanno ascoltato gli interventi degli ospiti sul palco. Un momento molto importante di testimonianza e ricordo che ha coinvolto la cittadinanza casalgrandese, gli ex compagni di partito e del sindacato, i figli e la moglie Lucia Cerioli.
Andrea Rossi, deputato PD, nel suo intervento introduttivo, ha parlato di come Mario Piccinini durante gli anni del suo mandato abbia saputo compiere scelte necessarie per la comunità casalgrandese, anche quando non raccoglievano applausi unanimi: “Ogni decisione di governo taglia, include ed esclude, favorisce qualcuno e chiede a qualcun altro di aspettare, sapendo costruire una visione per il futuro del territorio e delle persone, avendo la capacità di mettere in campo un’idea sapendo che sarebbe stata discussa, e di reggere quella discussione con argomenti solidi e con l’autorevolezza che viene dall’onestà personale.”
“Mario era figlio di una cultura politica in cui il partito era società. Non era una macchina elettorale, non era uno strumento di carriera individuale, non era una piattaforma di comunicazione. Era il luogo in cui si elaborava un pensiero collettivo, in cui i bisogni della comunità trovavano rappresentanza autentica, in cui persone con storie diverse imparavano a costruire una proposta comune. Mario Piccinini è stato uno di quegli uomini in cui la politica aveva ancora il suo significato più nobile: uno strumento per affrontare le difficoltà economiche, per ridurre gli squilibri sociali, per dare a chi aveva meno una condizione di vita migliore. Non un palcoscenico. Uno strumento al servizio di una comunità.”
Gianni Cuperlo, nella lectio magistralis ha contestualizzato ciò che accadde negli anni ’70 in Italia. Un decennio segnato dalla strategia della tensione, in cui era all’ordine del giorno apprendere notizie di morti e uccisioni di magistrati, poliziotti, politici, sindacalisti: più di 400 le vittime del terrorismo brigatista, dello stragismo fascista e dalla violenza politico-mafiosa. La classe dirigente dei partiti dell’epoca ha avuto la grande responsabilità di preservare la democrazia e difendere la Repubblica da quello che stava accadendo, difendendo la libertà che solo pochi anni prima era stata con fatica conquistata con la fine della seconda guerra mondiale e la caduta del fascismo.
Gli anni ’70 non furono solo gli anni delle stragi, ma furono anni di profonde riforme che cambiarono per sempre la costituzione materiale del Paese, guidate dal basso, dai movimenti di popolo (la classe operaia, il movimento giovanile studentesco e il movimento femminista). Lo statuto dei lavoratori, il decentramento regionale, il nuovo diritto di famiglia, la riforma del codice di procedura penale, la legge per la costituzione degli asili nido, la legge sulla tutela delle lavoratrici madri, il divorzio, i decreti delegati della scuola. Nel 1978 il Parlamento licenziò 3 leggi fondamentali che chiusero il grande ciclo di riforme: la legge 194 per il diritto all’aborto, la legge 180 (legge Basaglia) che dispose la chiusura dei manicomi e la legge istitutiva del Servizio sanitario nazionale. Riforme progressiste e liberali che segnarono un’epoca e che ancora oggi sono fondamentali nell’ordinamento italiano.
In un contesto come quello degli anni ’70, Cuperlo ha sottolineato come nei piccoli comuni i sindaci e gli amministratori locali -come Mario Piccinini a Casalgrande- avessero la lungimiranza di portare avanti progetti e iniziative che fossero fondamentali per la crescita della società. Una visione ampia e riformatrice che portò grandi benefici alle comunità.
Matteo Balestrazzi, segretario del Partito Democratico di Casalgrande, nell’introduzione all’evento ha valorizzato l’esempio di Mario Piccinini sindaco per le giovani generazioni, l’impegno, la presenza costante per la comunità e l’umanità nella gestione quotidiana della cosa pubblica.
Umberto Bedogni, esponente del PCI di zona del tempo, ha ricordato il percorso politico di Piccinini, ma soprattutto il lavoro amministrativo portato avanti nell’intero distretto: dall’invaso sul Secchia a Castellarano fino al ponte sulla Pedemontana.
Manuela Bedeschi, consigliera comunale del tempo, ha ricordato episodi di vita pubblica che si sono sempre intrecciati con la vita personale: in particolare l’ultimo incontro al suo capezzale in ospedale, quando Mario Piccinini, consapevole della sua situazione medica, ha continuato a interessarsi sempre in merito alle questioni politiche casalgrandesi.
Fulvio Torreggiani, assessore alla scuola dal 1975 al 1980, ha tratteggiato l’impegno costante profuso dal sindaco Piccinini rispetto al tema dell’educazione e della scuola, elemento caratterizzante dei suoi mandati, e alla storica inaugurazione del primo asilo nido nel Comune di Casalgrande nel 1972.
On. Andrea Rossi



