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Credo che quando una comunità vive momenti come quelli degli ultimi giorni, qualsiasi silenzio tattico da parte di chi rappresenta le Istituzioni sia una sconfitta. L’argomento è delicato, ma credo che meritiate conoscere il mio pensiero al riguardo.
Anzitutto desidero chiarire che non posso non apprezzare il dibattito che nei giorni scorsi ha animato la città attorno alla vicenda di Reggio Children e degli insegnanti americani. Si tratta di un fatto positivo, denota infatti una comunità viva e che vuole dire la sua sulle vicende di un mondo sempre più complicato.
Mi permetto di sottolineare però qualche punto.
La missione di Reggio Children è di diffondere, quanto più possibile, un modello educativo che ha dimostrato risultati straordinari. Pensare di poter usare questo nostro asset come strumento di pressione politica credo sia un errore, perché ogni occasione mancata di diffondere il sapere pedagogico ed educativo reggiano significa una classe in meno, da qualche parte nel mondo, che non ha potuto vivere l’esperienza dello 0-6 che ci ha insegnato Loris Malaguzzi. Significa, in sostanza, privare i più piccoli di un’opportunità di crescita unica.
Con rammarico rilevo che una becera strumentalizzazione è seguita alla vicenda, in particolare ad opera di esponenti nazionali della destra di governo come il vicepremier Salvini, che con il loro fare da avvoltoi ci ricordano i mesi bui del caso Bibbiano. Alle dichiarazioni della politica si è aggiunta poi l’indecorosa accusa di antisemitismo arrivata dal capo della comunità ebraica di Milano.
Lo dico molto chiaramente: Reggio è città insignita della medaglia d’oro al valore militare per ciò che ha fatto durante la Resistenza. Qui gli antisemiti sono stati combattuti e cacciati. Esigo rispetto per una città che ha offerto un tributo di sangue per la Liberazione.
Reggio è una città sicura ed accogliente per tutte le culture e religioni. Accuse come queste non fanno altro che degradare il rispetto ed acuire le tensioni. E lasciatemi dire che vivo come una sconfitta il fatto che gli educatori americani abbiano rinunciato al viaggio. Confido però in una paziente opera di ricostruzione delle relazioni, per superare questo inconveniente lasciandoci alle spalle le polemiche.
Caldeggio sin da ora un abbassamento dei toni, perché stiamo speculando sulla formazione dei bambini, non sui massimi sistemi della politica internazionale. E anche a chi vive con intensità la partecipazione politica al disastro umanitario che sta accadendo a Gaza dico di prestare attenzione, perché non possiamo imputare a degli insegnanti le politiche criminali dell’attuale governo israeliano. E di certo non possiamo chiedere loro alcuna condanna o professione di fede. E dico doppiamente di prestare attenzione, perché anche le migliori intenzioni possono essere strumentalizzate. Non possiamo permetterci di fare una speculazione sul futuro dei bambini e su un’eccellenza educativa.
Il mio auspicio per i prossimi giorni è che si possa girare pagina, non perché bisogna nascondere qualcosa, ma perché i toni alti ed il rimpallo di responsabilità non aiutano nessuno. Anzi, sono il presupposto per allargare la frattura. Il sistema Reggio Children dovrà ricostruire questo rapporto che oggettivamente si è deteriorato, ma è se è vero che c’è stato un inciampo sul percorso, è anche vero che Reggio Children gode di una credibilità internazionale pluridecennale.
Confido per questo che tra poche settimane potremo tutti lasciarci alle spalle questo spiacevole passaggio.
Alla prossima newsletter.
Andrea Rossi
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