Newsletter della settimana
Mancano ormai poche ore all’apertura dei seggi per il referendum sulla giustizia.
Sono consapevole che, nonostante i diversi momenti informativi che ci sono stati a vari livelli, ci troviamo di fronte a un referendum non proprio alla portata di tutti. Ci sono elementi di difficile comprensione, soprattutto per chi non è un addetto ai lavori. È, quindi, un referendum tecnico. E proprio per questo potrebbe spingere una parte dei cittadini a non partecipare al voto.
Io penso che questo sarebbe un errore. Perché, pur trattandosi di un referendum con caratteristiche tecniche, resta il fatto che interviene su ben sette articoli della Costituzione. E quindi riguarda tutti noi. Credo che partecipare sia importante per il valore che ha il voto, soprattutto in un anno come questo, che segna un anniversario storico: gli 80 anni dal primo voto delle donne nel nostro Paese.
Per questo, penso che ciascuno debba dare il proprio contributo, informandosi per quanto possibile e seguendo anche le tante iniziative e i contenuti che sono stati prodotti in queste settimane. Qui trovate anche i miei, con cui ho provato a spiegare nel modo più semplice possibile alcune delle ragioni della mia scelta.
Io voterò NO. È un no che ha un duplice valore, anche nella consapevolezza che ci sono alcuni aspetti della riforma che avrebbero potuto, e dovuto, essere patrimonio condiviso tra le forze politiche.
Il primo aspetto è politico. E voglio essere chiaro: non è un no contro il governo. Non è un referendum su Giorgia Meloni, e non credo debba essere interpretato in questo modo.
Ma, proprio perché faccio politica, non posso accettare il metodo. È stata inaccettabile l’arroganza con cui questa destra di governo ha portato avanti una riforma che modifica sette articoli della Costituzione senza alcun cambiamento dal momento della presentazione del disegno di legge fino alla sua approvazione in Parlamento. Un fatto senza precedenti nella storia repubblicana.
Questo, dal mio punto di vista, dimostra anche una debolezza degli argomenti: quando le ragioni sono forti, c’è anche la capacità di confrontarsi, di ascoltare e di accettare modifiche, anche da chi la pensa diversamente. Questo atteggiamento, che considero arrogante e prepotente, è stato uno degli elementi che più di altri ha orientato la mia posizione.
Il secondo elemento politico riguarda il tentativo di delegittimare la magistratura.
Parliamo di uno dei tre poteri dello Stato. Metterne in discussione il ruolo significa mettere in discussione anche la sua autonomia. In questa riforma vedo una certa insofferenza verso i controlli, verso chi esercita una funzione fondamentale riconosciuta dalla Costituzione.
Accanto agli aspetti politici, ci sono poi questioni tecniche molto rilevanti.
La principale riguarda il sorteggio per la composizione degli organi di governo della magistratura. Per me è inaccettabile che organismi come il CSM, che svolgono funzioni di indirizzo, controllo e anche disciplinari, possano essere composti attraverso un meccanismo di sorteggio. In particolare, il cosiddetto sorteggio temperato rischia di riportare sotto l’influenza della politica un ambito che deve restare autonomo. Inoltre, manca oggi una legge ordinaria che chiarisca come questo sistema dovrebbe funzionare concretamente.
C’è poi il tema della separazione delle carriere. Già oggi, anche alla luce della riforma Marta Cartabia, esiste una distinzione significativa tra le funzioni. Per questo, non si interviene davvero su questo punto.
Il rischio è che il vero obiettivo sia un altro: incidere sul ruolo e sul potere della magistratura così come è riconosciuto dalla nostra Costituzione.
A cosa serve davvero?
Non riduce errori giudiziari.
Non elimina le correnti.
Non accelera i processi.
Non migliora il servizio ai cittadini.
Serve a rendere la magistratura meno autonoma e meno autorevole.
E in una democrazia, quando un potere diventa più debole rispetto all’esecutivo, il rischio non è per i magistrati.
È per i cittadini.
Per tutte queste ragioni, voterò NO. E continuo a pensare che, al di là delle posizioni, la cosa più importante sia partecipare.
Scrivetemi a info@andrearossipd.it
Alla prossima newsletter.
Andrea Rossi
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