Il sistema scolastico in Emilia-Romagna penalizzato per questioni politiche

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Si può mai pensare che il sistema scolastico emiliano-romagnolo sia in una condizione tale da essere commissariato dal Governo? Le scuole del nostro territorio hanno una valutazione così negativa rispetto all’intero territorio nazionale da essere segnalate in amministrazione straordinaria? 

È veramente singolare l’iniziativa del Governo nei confronti dell’Emilia-Romagna, un sistema scolastico riconosciuto tra i migliori nel Paese. Si potrebbe pensare che sia un errore di valutazione, ma non è così. Inoltre, nell’elenco dei commissariamenti del Governo, sarà un caso, uno scherzo del destino, configurano altre tre regioni governate dal centrosinistra: Toscana, Umbria e Sardegna.

Per approfondire il caso specifico della nostra Regione, la risposta del Governo è stata liquidata come una decisione “tecnica”.  Ma qui siamo di fronte a una scelta politica, che centralizza e comprime le autonomie regionali su un tema delicatissimo come la scuola.

Perché il dimensionamento scolastico non è un fatto neutro: incide direttamente sulla qualità del sistema educativo e sull’equilibrio dei territori, soprattutto dove la scuola rappresenta l’unico presidio pubblico.

Il Governo ha fissato una soglia nazionale di 938 studenti per autonomia scolastica; l’Emilia-Romagna ha già superato quella soglia, con 994 studenti per scuola. Se il criterio fosse davvero quello dichiarato, dovremmo avere più autonomie, non vedercele ridurre. E invece, con un decreto adottato senza intesa in Conferenza Unificata, viene imposto all’Emilia-Romagna un taglio di 17 autonomie scolastiche.  

Un taglio che non discende dai parametri, ma da una scelta discrezionale, decisa altrove, senza un reale confronto. Le conseguenze sono evidenti: istituti sempre più grandi, più difficili da gestire, più lontani dalle comunità educative. 

Inoltre, va detto senza ipocrisie: la denatalità non può diventare un pretesto per fare tagli. Meno studenti dovrebbe significare più qualità, non meno scuola.

L’Emilia-Romagna non ha mai rifiutato il dialogo. Abbiamo chiesto confronto, coerenza e rispetto delle autonomie regionali.

La risposta è stata prima una diffida, poi un commissariamento.

Diciamolo chiaramente: questo è un attacco politico travestito da atto tecnico.

E la scuola pubblica non deve pagare il prezzo di questo modo di governare.


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