Auguri di Buon Natale e Felice Anno Nuovo

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Cari lettori,

prima di tutto permettetemi di augurarvi di cuore buone feste. Che possiate trascorrere questi giorni con serenità, insieme alle persone che amate, riscoprendo il valore profondo dello stare insieme, degli affetti familiari, dell’amore. Il Natale, più di ogni altra ricorrenza, ci ricorda che la comunità è il primo e più forte antidoto alle difficoltà.

La fine dell’anno è anche il momento giusto per fermarsi e tracciare un bilancio. Voglio farlo in modo un po’ singolare, condividendo con voi il mio bilancio politico di questo 2025 attraverso una lettera ideale al Partito Democratico.

Caro PD, adesso tocca a te.

È un’affermazione forte, forse scomoda, ma non ci sono più scuse. Il superamento dei diciotto anni di età non è solo un dato anagrafico: è il segno di una maturità che oggi si vede nei fatti. Una maturità che si misura soprattutto in un elemento che per troppo tempo è mancato e che oggi è tornato a essere centrale: l’unità.

Quella “testardamente unitaria” di cui ha parlato più volte la nostra segretaria Elly Schlein non è diventata solo un mantra, ma un tratto politico concreto, una condizione essenziale. È anche grazie a questa unità che nel 2025 abbiamo vinto sfide importanti, a partire dalle elezioni regionali. Ed è sempre grazie a questa unità che possiamo guardare alle sfide future con maggiore credibilità.

Un’unità che da anni non si respirava in modo così forte e che è stata resa possibile anche da un grande senso di responsabilità, a partire dal presidente del Partito Stefano Bonaccini, che ha scelto di sostenere fino in fondo uno sforzo unitario con un obiettivo chiaro: costruire le condizioni per riportare il Partito Democratico al governo del Paese.

Questa è una precondizione decisiva. Perché la nostra storia ci insegna che, quando le dinamiche interne o quelle dentro la coalizione hanno prevalso sul progetto politico, non siamo mai stati fino in fondo competitivi. Abbiamo governato per responsabilità, come nei governi Draghi o Conte, ma non siamo mai riusciti a essere davvero maggioranza nel Paese. Oggi, invece, le condizioni per costruirla stanno finalmente prendendo forma.

Ma ora viene la sfida più importante: parlare all’Italia. Parlare alle difficoltà reali che questo Paese vive ogni giorno, ma anche alle opportunità che ha davanti. E per farlo serve chiarezza, serve concentrazione, servono poche priorità ma decisive.

La prima è la crescita. Non può esserci redistribuzione, non può esserci benessere, se non si rafforza la capacità del Paese di crescere, di sostenere l’impresa, il lavoro, l’innovazione. Senza crescita non c’è giustizia sociale possibile.

La seconda è la sicurezza. Sicurezza delle persone, dei territori, delle comunità. La sicurezza non è una parola di destra: è una questione di libertà, ed è una responsabilità che una forza progressista deve assumersi senza ambiguità.

La terza è la grande questione salariale e dei diritti. Crescita vuol dire anche distribuzione della ricchezza, vuol dire salari dignitosi, vuol dire rispondere alle difficoltà concrete che oggi attraversano milioni di famiglie. E vuol dire difendere e rafforzare i diritti sociali e civili, a partire dai beni pubblici fondamentali come la sanità e la scuola.

Poche questioni, ma cruciali. È su questi temi che si giocherà una parte decisiva delle prossime elezioni politiche. È qui che il Partito Democratico deve dimostrare di essere all’altezza della propria responsabilità storica.

Con questo spirito chiudo l’anno e guardo al 2026: con la consapevolezza delle difficoltà, ma anche con la convinzione che oggi, finalmente, ci siano le condizioni per costruire un’alternativa credibile alla destra e una prospettiva di futuro per il Paese.

Un caro saluto e ancora buone feste.


A Bruxelles tutte le organizzazioni professionali agricole hanno tenuto una grande manifestazione a sostegno dell’agricoltura europea e italiana. 


Semestre filtro a medicina: disastro annunciato. Serve revisionare la riforma in Parlamento.


Va in soffitta l’ennesima promessa elettorale della destra, quella di abolire la Fornero.


Rapporto AGENAS su performance sanità: 118 in Emilia-Romagna ai primi posti in Italia.

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