Nota stampa
Questa settimana è approdato all’esame dell’Aula il DDL del Governo sulle disposizioni in materia di tutela dei minori in affidamento. Nelle intenzioni, il provvedimento mira a rafforzare monitoraggio e trasparenza, ma presenta gravi criticità per mancanza di contenuto concreto: non è altro che un’iniziativa più utile alle statistiche e alla retorica del controllo, cara a questo governo, che non alla reale tutela dei minori.
Il testo infatti introduce nuovi registri e un Osservatorio nazionale sugli istituti di assistenza, le comunità familiari e le famiglie affidatarie. Tuttavia, la moltiplicazione di strumenti e piattaforme rischia di produrre duplicazioni, frammentazione e maggiore burocrazia, senza affrontare i veri nodi del sistema: la carenza di risorse per i servizi sociali e il sostegno alle famiglie in difficoltà.
La stessa ANCI, che ben conosce il tema e sa quanto siano aumentate le spese a carico dei Comuni in questi anni, audita in Commissione Giustizia, ha ricordato che esistono già banche dati nazionali come il sistema informativo SIOSS, che raccoglie i dati sulle accoglienze dei minori: creare nuovi registri significherebbe soltanto aggravare il lavoro dei Comuni, senza alcun miglioramento concreto.
Per il Partito Democratico, la priorità resta quella sancita dalla legge 184/1983: garantire a ogni minore il diritto a crescere nella propria famiglia. Per questo abbiamo proposto:
• un registro unico e interoperabile, per semplificare e rendere più efficace il monitoraggio;
• risorse dedicate per prevenire affidamenti dovuti a povertà economica o fragilità sociale;
• la promozione dell’istituto dell’affido familiare.
Abbiamo chiesto un approccio organico che valorizzi strumenti già esistenti – come il Piano Nazionale Infanzia, le Linee guida per l’affido familiare e il progetto PIPPI – e che rafforzi l’Osservatorio nazionale anche sul piano della formazione e del monitoraggio degli affidi scaduti.
Negli ultimi anni, anche a causa del clima politico e mediatico generato da alcune vicende note, che nella nostra provincia ben conosciamo e dove si sono registrati i problemi maggiori, sia per le prese in carico dei servizi sociali sia per le preoccupazioni delle famiglie disponibili, l’istituto dell’affido ha subito una battuta d’arresto: molte famiglie hanno smesso di candidarsi, spaventate o disorientate. Eppure l’affido resta uno strumento prezioso, che ha permesso a migliaia di bambini di crescere in un contesto sereno e protettivo. Va rilanciato, non svilito da norme confuse e prive di visione.
Come sempre, sosteniamo tutte le iniziative legislative in favore dei minori e dei più deboli, ma ci siamo astenuti perché il testo approvato non garantisce coerenza, efficienza e risorse adeguate per raggiungere davvero quell’obiettivo.
Se vogliamo davvero tutelare il diritto dei minori a crescere in un contesto familiare e dare a ogni bambino una possibilità di futuro, serve una riforma seria e concreta, che:
• dia stabilità al sistema,
• riduca la burocrazia,
• accompagni con misure di sostegno economico e psicologico chi accoglie e chi ha bisogno di uscire da una situazione di difficoltà.
Non un’operazione di facciata buona solo per i titoli dei giornali.
On. Andrea Rossi



