Fotovoltaico a terra e agrivoltaico, un contributo alla riflessione

Nota stampa

Qual è la sottile linea di confine tra l’incremento necessario delle energie rinnovabili e l’occupazione di nuovo suolo agricolo?

Qual è il livello di pianificazione di area vasta entro cui valutare progetti così impattanti: dal Comune, alla Regione, fino allo Stato? Come definire finalmente un piano complessivo e condiviso per individuare le aree idonee?

E il fotovoltaico a terra e l’agrivoltaico hanno davvero lo stesso impatto, oppure svolgono ruoli differenti? Sono queste le domande che dobbiamo porci davanti a un tema che attraversa i nostri territori e che genera inevitabilmente confronto e dibattito.

A inizio anno era stata la comunità di Sant’Ilario, in Val d’Enza, a discutere della possibilità di autorizzare un grande impianto fotovoltaico e agrivoltaico in area agricola. Oggi la stessa questione tocca l’asse pedemontano, tra Scandiano e Albinea, con una proposta che riguarda un’estensione pari a oltre 14 campi da calcio.

Non possiamo ridurre la transizione energetica a una distesa di pannelli calati dall’alto e realizzati solo per il profitto di pochi fondi privati. Le rinnovabili sono indispensabili -l’Italia deve raggiungere 80 GW di capacità installata entro il 2030- ma vanno integrate con una visione equilibrata di tutela del territorio, della biodiversità e del lavoro agricolo.

È giusto distinguere: il fotovoltaico a terra implica consumo di suolo, mentre l’agrivoltaico può rappresentare una possibile opportunità, ma se e solo se davvero integrato con le attività agricole e non in sostituzione di esse, attraverso un uso realmente sostenibile a sostegno dell’attività agricola e non per iniziative di natura speculativa.

Per questo serve un protagonismo più forte degli enti locali nella definizione delle aree idonee, anche perché il legislatore nazionale finora ha mostrato difficoltà a fornire regole chiare ed efficaci. Il Governo non può essere assente e inadempiente.

La transizione energetica è una sfida non rinviabile, ma deve camminare insieme alla tutela della nostra campagna e alla sua identità, senza lasciare che la speculazione cancelli ciò che le comunità hanno costruito nei secoli.

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